Sarajevo / Belgrado sembra di stare davanti allo specchio delle diversità.
Due città, due eventi legati alla libertà di espressione: il queer festival del 2008 (sarajevo) e la parata dell'orgoglio del 2009 (belgrado).
Entrambe le manifestazioni sottolineate dall'odio, dal rifiuto di ciò che non "è normale". Una incredibile e gigantesca corrente di odio che vede nella scelta dell'orientamento sessuale tutto il peggio, il solo peggio.
Nulla più importante: non la corruzione, non la mancanza di solidarietà ed attenzione alle classi più disagiate, non la disfatta di un sistema economico, sociale...
A Begrado come a Sarajevo gli eventi publici e/o aperti al pubblico delle comunità lgbt&q attraggono l'attenzione dei media e della politica, o meglio concentrano gli uni e l'altra in un balletto sempre più vorticoso di botte e risposte, rilanci. Minacce. supporti, assedi...
Dopodomani, domenica 20 settembre, i media del mondo si assembreranno intorno al percorso della parata dell'orgoglio di Belgrado per vedere se scorrerà il sangue, per vedere se la polizia, lo stato, l'apparato dell'ordine pubblico della Repubblica di Serbia post-miloševic e post-koštunica ci sarà a difendere i diritti umani, le dichiarazioni internazionali firmate.
E, a seconda di come andranno le cose, grideranno alla nuova Serbia. Allo stato europeo che ha fatto i conti con il passato e che, a grandi passi ed a testa alta, entra nella grande famiglia democratica dell'europa unita. Se ci saranno incidenti, incertezza trionferà la retorica della natura violenta, balcanica e si scriveranno fiumi sulla mancata democrazia.
Comunque andrà il 20 settembre, quello che questo ultimo mese ha dimostrato è ancora una volta la non-esistenza di quel paese che si chiama Bosnia Erzegovina. In Serbia insieme all'odio ci sono state importanti voci pubbliche dissonanti. Oggi il presidente della repubblica ha assicurato il rispetto e l'applicazione della legge. Volti pubblici si sono spesi, esposti, schierati.
In BiH l'establishment ha soffiato sul fuoco, ha guidato i commenti sulla perversione, la pedofilia, la malattia, l'oltraggio alla normalità.
In BiH l'intelighencia si è nascosta, ha finto di essere altrove ha apertamente sparato contro e pragmaticamente sottomesso la cultura al fondamentalismo di stato (sarajevofilmfestival).
Così, mentre il macro si mostra in tutta la sua diversità. Il micro rimane identico, l'omofobia del quotidiano, la difficoltà di essere se stessi senza timore.
I balcani continuano a rivendicare una normalità che non esiste e ad accusare l'occidente di cui dicono di essere da sempre parte integrante di contaminarli con la loro spazzatura.
In bocca al lupo a chi sfilerà e a chi no, con una punta d'invidia nel pensare che almeno la Serbia essite mentre la BiH rimane ancora una filosofico paradosso che ospita la vita di quadi 4 milioni di individue e individui non censite/i.